PREGHIERA QUOTIDIANA

Come pregare con la lectio divina

Saintly Editorial 9 min di lettura
Illustrazione di Gesù che legge un rotolo accanto a una finestra, sopra una valle soleggiata
In breve

La lectio divina è la lettura orante della Scrittura in quattro passi: leggere lentamente un breve brano (lectio), riflettere su ciò che ti dice (meditatio), rispondere a Dio nella preghiera (oratio) e restare in silenzio con lui (contemplatio), seguiti da un piccolo gesto concreto (actio). Comincia con il Vangelo del giorno, quindici-venti minuti a un'ora fissa. La Chiesa la raccomanda da Origene e san Benedetto fino al Concilio Vaticano II e alla Verbum Domini di papa Benedetto XVI.

La lectio divina è un modo di pregare con un breve brano della Scrittura. Il termine latino significa «lettura divina» o «lettura sacra». Leggi lentamente un brano, rifletti su ciò che ti dice, rispondi a Dio nella preghiera e poi riposi in silenzio alla sua presenza. Servono una Bibbia, un luogo tranquillo e circa quindici minuti.

Che cos'è la lectio divina?

La lectio divina è una lettura lenta e orante della Bibbia in quattro momenti: lettura, meditazione, preghiera e contemplazione. Lo scopo non è coprire molto testo né imparare nozioni su di esso. Lo scopo è lasciare che Dio parli attraverso pochi versetti e rispondergli.

Il Catechismo la descrive in una riga: la lectio divina è la pratica «nella quale la Parola di Dio è letta e meditata per trasformarsi in preghiera» (CCC 1177).

Da dove viene la lectio divina?

La pratica è antica quanto la lettura cristiana della Bibbia. Origene la insegnava nel III secolo, san Benedetto la inserì nella giornata monastica nel VI, e nel XII un monaco certosino, Guigo II, ne indicò i quattro passi in una breve opera nota come Scala dei monaci (Scala claustralium).

Papa Benedetto XVI ha definito Origene «uno dei maestri in questa lettura della Bibbia» e ne ha citato il consiglio a un discepolo: «Dedicati alla lectio delle divine Scritture; applicati a questo con perseveranza» (Verbum Domini 86). Origene aggiungeva che leggere non basta: «ti è assolutamente necessaria l'oratio», la preghiera.

San Benedetto fece di questa pratica una parte fissa della giornata del monaco. Il capitolo 48 della sua Regola si apre così: «L'ozio è nemico dell'anima, perciò i fratelli devono essere occupati in ore determinate nel lavoro manuale e in altre ore nella lettura divina» (Regola di san Benedetto, cap. 48). L'espressione latina è lectione divina.

Guigo II, priore della Grande Certosa, descrisse i passi come i gradini di una scala: lectio, meditatio, oratio, contemplatio. Il Catechismo cita la sintesi nata dalla sua opera, «Cercate leggendo e troverete meditando; bussate pregando e vi sarà aperto dalla contemplazione», e la sua nota la attribuisce a Guigo il Certosino (CCC 2654). La frase riprende le parole stesse di Gesù: «cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Mt 7,7).

Come si prega con la lectio divina, passo dopo passo?

Scegli un breve brano. Leggilo lentamente (lectio), rifletti su ciò che ti dice (meditatio), parlane a Dio (oratio), poi resta in silenzio con lui (contemplatio). Papa Benedetto XVI, in Verbum Domini 87, indica anche un quinto passo, un'azione concreta (actio). Comincia con una breve preghiera allo Spirito Santo.

1. Lectio: leggere. Leggi il brano lentamente, due volte, ad alta voce se puoi. Nota chi parla, che cosa accade e quale parola o frase ti colpisce. La domanda qui è che cosa dice davvero il testo. La Verbum Domini avverte che senza questo momento «si rischia che il testo diventi solo un pretesto per non uscire mai dai nostri pensieri».

2. Meditatio: meditare. Torna alla parola o alla frase che ti ha colpito e ripetila. Rigirala dentro di te. La Verbum Domini formula la domanda così: «che cosa dice il testo biblico a noi?». Il Catechismo dice che «meditare quanto si legge porta ad appropriarsene, confrontandolo con se stessi» (CCC 2706).

3. Oratio: pregare. Ora rispondi. La Verbum Domini chiede: «che cosa diciamo noi al Signore in risposta alla sua Parola?», e ne indica le forme: «richiesta, intercessione, ringraziamento e lode». Di' ciò che è vero: un grazie, una richiesta, una scusa, una domanda.

4. Contemplatio: contemplare. Smetti di parlare. Resta con Dio in silenzio per qualche minuto. Il Catechismo chiama la preghiera contemplativa «uno sguardo di fede fissato su Gesù, un ascolto della parola di Dio, un silenzioso amore» (CCC 2724).

5. Actio: agire. La Verbum Domini aggiunge che la lectio divina «non si conclude nella sua dinamica fino a quando non arriva all'azione (actio), che muove l'esistenza credente a farsi dono per gli altri nella carità». Scegli una piccola cosa da fare oggi a motivo di ciò che hai letto.

Com'è la lectio divina con un brano vero?

Prendi la visita di Gesù a Marta e Maria in Lc 10,38-42. Sono cinque versetti, si leggono in una sola volta e parlano proprio dell'ascolto di Gesù. Ecco come potrebbero andare quindici minuti con questo brano.

Lectio. Leggi il brano due volte (Lc 10,38-42). Marta accoglie Gesù nella sua casa. Sua sorella Maria, «seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola». Marta, «distolta per i molti servizi», si lamenta. Gesù risponde: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». Supponi che la frase che ti ferma sia «ti affanni e ti agiti per molte cose».

Meditatio. Ripeti lentamente la frase. Quali sono oggi le molte cose? Una scadenza, una conversazione difficile, gli esami clinici di un genitore. Gesù dice due volte il nome di Marta, con dolcezza, e la richiama dall'affanno che si è insinuato nel suo lavoro. Chiediti che cosa significherebbe «di una cosa sola c'è bisogno» nella tua giornata concreta.

Oratio. Rispondigli con parole semplici. «Signore, mi affanno per molte cose. Te le porto una per una. Mostrami la sola cosa che vuoi da me oggi. Aiutami a sedermi con te prima di correre».

Contemplatio. Poi resta in silenzio, come Maria ai suoi piedi. Se la mente vaga, torna alla parola «Marta, Marta», sentendo al suo posto il tuo nome, e poi lasciala andare di nuovo. All'inizio bastano tre o quattro minuti.

Actio. Scegli un gesto concreto. Metti il telefono in un'altra stanza durante la cena e ascolta la persona che hai di fronte, oppure dedica al Vangelo i primi dieci minuti di domani, prima della posta.

Un altro giorno lo stesso brano potrebbe fermarti su una frase diversa, come «la parte migliore». È normale.

Come si sceglie un brano, e quanto tempo richiede?

La scelta più semplice è il Vangelo della Messa del giorno, che lega la tua preghiera alla liturgia che tutta la Chiesa celebra quel giorno. Tieni il brano breve: una sola scena o al massimo dieci versetti. Quindici-venti minuti sono una buona durata per cominciare.

Le letture del giorno sono disponibili gratuitamente sul sito della USCCB (in inglese); in italiano le trovi sul sito della CEI, chiesacattolica.it. La Verbum Domini dice che «nella lettura orante della sacra Scrittura il luogo privilegiato è la liturgia», e che la lettura orante personale «prepara, accompagna ed approfondisce quanto la Chiesa celebra» (Verbum Domini 86).

I Vangeli sono il punto di partenza naturale. Il Catechismo nomina «la Sacra Scrittura, particolarmente il Vangelo» al primo posto tra gli aiuti alla meditazione (CCC 2705).

Scegli un'ora fissa e mantienila, come la Regola di san Benedetto assegnava alla lettura le sue ore fisse. Sul tempo il Catechismo è franco: «Non si fa preghiera contemplativa quando si ha tempo: si prende il tempo di essere per il Signore» (CCC 2710). A differenza di una novena, la lectio divina non ha un numero fisso di giorni.

In che cosa la lectio divina è diversa dallo studio biblico e dalla contemplazione ignaziana?

Lo studio biblico si chiede che cosa significhi un testo; la lectio divina si chiede che cosa Dio ti dica attraverso di esso e gli risponde. La contemplazione ignaziana usa l'immaginazione per collocarti dentro una scena del Vangelo. La lectio divina resta più vicina alle parole stesse. Sono buone tutte e tre, e si sostengono a vicenda.

Lo studio biblico lavora con commenti, storia, lingua e rimandi. Il primo passo della lectio ne ha bisogno, ma lo scopo è diverso. La Verbum Domini ricorda che Origene sostiene che «l'intelligenza delle Scritture richieda, più ancora che lo studio, l'intimità con Cristo e la preghiera» (Verbum Domini 86). Lo studio può concludersi con un testo ben compreso. La lectio si conclude con una conversazione.

La contemplazione ignaziana viene dagli Esercizi spirituali di sant'Ignazio di Loyola. Immagini il luogo, le persone e ciò che dicono, e prendi parte alla scena. Ignazio chiede a chi prega di «vedere con la vista dell'immaginazione il luogo corporeo dove succede quello che si contempla» (Esercizi spirituali). Con Marta e Maria potresti immaginare la stanza, sentire il profumo della cucina e la voce di Marta. La lectio divina resterebbe su una frase, «di una cosa sola c'è bisogno», e la ripeterebbe.

Il Catechismo comprende entrambe sotto il titolo di meditazione, che «mette in azione il pensiero, l'immaginazione, l'emozione e il desiderio», e aggiunge: «La preghiera cristiana di preferenza si sofferma a meditare "i misteri di Cristo", come nella lectio divina o nel Rosario» (CCC 2708). Ricorda anche che «un metodo non è che una guida» (CCC 2707). La lectio divina al mattino si accompagna bene all'esame di coscienza quotidiano la sera, e il Rosario è l'altro metodo che il Catechismo nomina.

E se ti distrai o non senti nulla?

Distrazioni e aridità sono normali. Il Catechismo chiama la distrazione «la difficoltà abituale della nostra preghiera» e dice che la risposta non è combattere ogni pensiero vagante, ma tornare al cuore. L'aridità, quando il brano sembra non dire nulla, è un tempo in cui continuare a pregare nella fede.

Sulla distrazione il Catechismo è pratico: «Andare a caccia delle distrazioni equivarrebbe a cadere nel loro tranello, mentre basta tornare al nostro cuore» (CCC 2729). Torna alla parola o alla frase che hai scelto e ripetila. Una distrazione può perfino essere utile: il Catechismo osserva che «ci rivela ciò a cui siamo attaccati». Se la stessa preoccupazione continua a interromperti, portala nell'oratio.

Sull'aridità il Catechismo dice: «Un'altra difficoltà, specialmente per coloro che vogliono sinceramente pregare, è l'aridità», e la chiama «il momento della fede pura, che rimane con Gesù nell'agonia e nella tomba» (CCC 2731). In un giorno arido, leggi il brano, di' a Dio una frase sincera, resta in silenzio per un minuto e fermati. La fedeltà conta più del sentimento.

Non aspettarti ogni volta il quarto passo: nella contemplazione, dice la Verbum Domini, assumiamo lo sguardo di Dio sulla realtà «come dono di Dio», non come un risultato che produciamo.

Che cosa dice la Chiesa della lectio divina?

La Chiesa la raccomanda vivamente. Il Concilio Vaticano II ha esortato tutti i fedeli a leggere spesso la Scrittura e ad accompagnare la lettura con la preghiera. Papa Benedetto XVI ne ha illustrato i passi nella Verbum Domini, e il Catechismo la cita come esempio di meditazione cristiana.

La costituzione del Concilio sulla rivelazione dice che i fedeli devono leggere spesso la Scrittura, e aggiunge: «Si ricordino però che la lettura della sacra Scrittura dev'essere accompagnata dalla preghiera, affinché si stabilisca il dialogo tra Dio e l'uomo; poiché "quando preghiamo, parliamo con lui; lui ascoltiamo, quando leggiamo gli oracoli divini"» (Dei Verbum 25). La citazione interna è di sant'Ambrogio, e il Catechismo riprende il passo in CCC 2653.

La Verbum Domini, scritta dopo il Sinodo dei vescovi del 2008 sulla Parola di Dio, descrive la lectio divina come davvero «capace di schiudere al fedele il tesoro della Parola di Dio, ma anche di creare l'incontro col Cristo, parola divina vivente» (Verbum Domini 87). Mette anche in guardia dal «rischio di un approccio individualistico»: «il testo sacro deve essere sempre accostato nella comunione ecclesiale» (Verbum Domini 86).

Il Catechismo lega la pratica alla Liturgia delle Ore: la lectio divina «è così radicata nella celebrazione liturgica» (CCC 1177). Come l'Angelus, porta il ritmo della preghiera pubblica della Chiesa in una giornata ordinaria. La Verbum Domini chiude la sua presentazione dei passi con Maria, che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Quel versetto contiene tutto il metodo.

Domande frequenti

La lectio divina si può pregare in gruppo? +

Sì. La Verbum Domini parla di una lettura orante «personale e comunitaria». In gruppo, una persona legge il brano ad alta voce, seguono alcuni minuti di silenzio, i partecipanti condividono una parola o una frase senza discuterne e il gruppo conclude con una preghiera. Parrocchie e famiglie usano spesso questa forma.

Quale traduzione della Bibbia dovrei usare? +

Usa un'edizione cattolica approvata dalla Chiesa, come la Bibbia CEI 2008, la traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana usata nella liturgia, consultabile gratuitamente su bibbiaedu.it. Per la lectio, una traduzione che capisci facilmente è meglio di una che ti rimanda alle note a ogni riga.

C'è un'indulgenza per la lettura della Scrittura? +

Sì. Il manuale delle indulgenze della Chiesa concede un'indulgenza plenaria, alle condizioni consuete, a chi legge la Scrittura come lettura spirituale per almeno mezz'ora, e un'indulgenza parziale per un tempo più breve (Enchiridion Indulgentiarum, concessione 30).

Devo arrivare ogni volta alla contemplazione? +

No. La contemplazione si riceve, non si conquista. Secondo la Verbum Domini, in essa assumiamo lo sguardo di Dio sulla realtà «come dono di Dio». Certi giorni leggerai, rifletterai e pregherai senza mai sentirti in quiete. Anche questa è lectio divina, ed è comunque preghiera.

Posso usare l'Antico Testamento o i Salmi? +

Sì. Ogni parte della Scrittura si può pregare così. I Salmi sono già preghiere e si prestano particolarmente alla lectio. I Vangeli sono il punto di partenza abituale, perché ti mettono davanti Cristo stesso.