Che cos'è il purgatorio?
Il purgatorio è la purificazione finale di chi muore nella grazia e nell'amicizia di Dio ma non è ancora del tutto santo. Queste persone sono già salve e certe del cielo; il purgatorio toglie ciò che ancora si frappone tra loro e Dio. I vivi possono aiutarle con la preghiera, soprattutto facendo celebrare la Messa per loro.
Pochi insegnamenti cattolici sono fraintesi quanto il purgatorio. Lo si immagina come una sala d'attesa, un inferno minore o un'invenzione medievale per vendere indulgenze. L'insegnamento reale della Chiesa è più breve e più mite di tutto questo: il purgatorio è l'ultima tappa del diventare santi, per persone che sono già in cammino verso il cielo.
Questo articolo spiega che cosa insegna la Chiesa sul purgatorio, da dove viene questo insegnamento nella Scrittura, che cosa il purgatorio non è, e perché i cattolici pregano per i defunti ogni novembre e a ogni Messa.
Che cos'è il purgatorio?
Il purgatorio è lo stato di purificazione finale di chi muore nell'amicizia di Dio ma non è ancora completamente purificato. Tutti quelli che sono in purgatorio sono salvi. La purificazione li prepara al cielo, dove nulla di imperfetto può stare davanti a Dio. Il nome viene dal latino purgare, «purificare».
Il Catechismo lo dice in due frasi: «Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo» (CCC 1030). E aggiunge che questa purificazione «è del tutto diversa dal castigo dei dannati» (CCC 1031).
Questo secondo punto conta più di ogni altro. Il purgatorio non è una terza destinazione finale accanto al paradiso e all'inferno. È un passaggio verso il paradiso. Il Catechismo descrive il giudizio particolare al momento della morte come ciò che conduce o alla beatitudine del cielo, «attraverso una purificazione» o «immediatamente», oppure alla dannazione (CCC 1022). Il purgatorio appartiene interamente alla prima strada.
La Chiesa ha formulato la dottrina nel modo più chiaro nei Concili di Firenze (1439) e di Trento (1563), come ricorda il Catechismo. Quei concili però definivano una fede che la Chiesa già professava e praticava, senza inventarne una nuova.
Dove parla la Bibbia del purgatorio?
La parola «purgatorio» non compare nella Bibbia, così come non vi compare la parola «Trinità». L'insegnamento si fonda su diversi passi: la preghiera per i morti nel Secondo libro dei Maccabei, l'immagine di Paolo di chi si salva «quasi passando attraverso il fuoco» e la regola per cui nulla d'impuro entra in cielo.
La testimonianza più antica è nel Secondo libro dei Maccabei. Dopo una battaglia, Giuda Maccabeo scopre che alcuni dei suoi soldati caduti portavano amuleti pagani. Fa una colletta per un sacrificio per il peccato a Gerusalemme, e il testo lo loda: «Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2 Mac 12,46). Pregare per i morti ha senso solo se i morti possono ancora essere aiutati.
San Paolo descrive un giudizio in cui l'opera di ciascuno «con il fuoco si manifesterà». Alcune opere resistono e altre bruciano, e di colui la cui opera brucia dice: «sarà punito; tuttavia egli si salverà, però quasi passando attraverso il fuoco» (1 Cor 3,15). Salvo, ma attraverso una perdita: questa è la forma del purgatorio.
L'Apocalisse, descrivendo la Gerusalemme celeste, dice: «Non entrerà in essa nulla d'impuro» (Ap 21,27). E Gesù parla di un peccato che «non gli sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro» (Mt 12,32). San Gregorio Magno, citato in CCC 1031, ne ha tratto la conclusione che alcune colpe possono essere rimesse nel mondo futuro.
La maggior parte delle chiese protestanti non accetta il Secondo libro dei Maccabei come parte dell'Antico Testamento, ed è uno dei motivi per cui rifiuta il purgatorio. Cattolici e ortodossi lo considerano entrambi Scrittura, ed entrambi pregano per i defunti.
Chi va in purgatorio?
Solo chi muore in stato di grazia, cioè senza peccati mortali di cui non si è pentito, ma porta ancora con sé peccati veniali o gli effetti residui di peccati già perdonati. Chi muore rifiutando Dio non va in purgatorio. Per loro il purgatorio non è mai una seconda possibilità.
Qui sta la differenza tra purgatorio e inferno. Chi muore in peccato mortale senza pentimento ha scelto, con le parole del Catechismo, di «rimanere separati da lui per sempre per nostra libera scelta» (CCC 1033). Il purgatorio non può annullare quella scelta. Porta soltanto a compimento un sì già dato.
Il purgatorio quindi non è un luogo per chi «non era abbastanza buono». È per chi ha amato Dio, anche in modo imperfetto, ed è morto ancora attaccato a cose che l'amore non ha ancora del tutto sostituito: piccole abitudini egoiste, rancori mai lasciati andare davvero, peccati confessati ma mai davvero riparati.
A dirla con onestà, questo riguarda quasi tutti. Pochi muoiono del tutto liberi da ogni attaccamento. Per questo la Chiesa non ha mai considerato il purgatorio una cosa rara o strana, e per questo prega per tutti i fedeli defunti e non solo per i peccatori noti.
Il purgatorio è un luogo di fuoco e di pena?
La Chiesa parla di un «fuoco purificatore», ma non ha mai definito il purgatorio come un luogo fisico né il suo fuoco come una fiamma letterale. Il fuoco si comprende meglio come l'incontro purificante con l'amore di Dio, doloroso perché brucia ciò che non è ancora amore.
Papa Benedetto XVI ne ha dato la spiegazione moderna più chiara nella sua enciclica sulla speranza. Riflettendo su 1 Cor 3, ha scritto che «il fuoco che brucia e insieme salva è Cristo stesso, il Giudice e Salvatore» (Spe Salvi 47). Davanti al suo sguardo, dice, ogni falsità si scioglie, e il dolore di quell'incontro è «un dolore beato» che guarisce.
La sofferenza del purgatorio è dunque reale, ma non è la sofferenza dei perduti. Le anime del purgatorio sanno di essere salve. Il loro dolore somiglia di più a quello di una persona che finalmente vede con chiarezza come ha ferito qualcuno che ama, e non desidera altro che essere resa degna di stargli davanti.
San Pietro usa la stessa immagine per questa vita: la fede «provata con il fuoco» come l'oro, perché risulti autentica (1 Pt 1,7). Il purgatorio è la stessa raffinazione, portata a termine dopo la morte.
Perché le anime perdonate avrebbero bisogno di purificazione?
Perché il perdono toglie la colpa, ma da solo non toglie ogni effetto del peccato. La Chiesa chiama questi effetti residui «pena temporale»: attaccamenti disordinati che devono essere guariti prima che una persona possa amare Dio completamente.
Il Catechismo spiega che il peccato ha «una duplice conseguenza». Il peccato grave ci priva della comunione con Dio, e questa è la sua pena eterna. Ma «ogni peccato, anche veniale, provoca un attaccamento malsano alle creature, che ha bisogno di purificazione, sia quaggiù, sia dopo la morte, nello stato chiamato purgatorio» (CCC 1472).
Lo stesso paragrafo insiste che queste pene «non devono essere concepite come una specie di vendetta, che Dio infligge dall'esterno, bensì come derivanti dalla natura stessa del peccato». Un paragone aiuta. Un uomo che ha bevuto molto per anni può essere perdonato del tutto dalla moglie, riconciliarsi davvero con lei, e avere comunque bisogno di tempo per recuperare la salute e ricostruire la fiducia. Il perdono è immediato. La guarigione richiede il tempo che richiede.
Per questo anche la Confessione conta tanto in questa vita. Il sacramento rimette la pena eterna del peccato, e ogni atto di penitenza, di preghiera e di carità che segue continua la guarigione adesso anziché dopo (CCC 1473).
Come possono i vivi aiutare le anime del purgatorio?
Con la preghiera, soprattutto facendo celebrare la Messa per loro, e anche con l'elemosina, le opere di penitenza e le indulgenze offerte in loro favore. Poiché i vivi e i morti appartengono a un'unica comunione dei santi, ciò che facciamo nella carità può aiutare chi viene purificato.
La Chiesa lo fa fin dall'inizio. Il Catechismo ricorda che «fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico» (CCC 1032). Ogni Messa comprende una preghiera per i defunti, e il sacrificio eucaristico è offerto per i fedeli «morti in Cristo e non ancora pienamente purificati» (CCC 1371). Se vuoi capire perché la Messa è così centrale qui, leggi che cos'è l'Eucaristia.
Le indulgenze fanno parte dello stesso quadro. L'indulgenza è «la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa» (CCC 1471), e la Chiesa insegna che possono essere applicate ai defunti (CCC 1479). Non si comprano né si vendono mai; gli abusi medievali legati al denaro che provocarono la Riforma sono esattamente questo, abusi.
Novembre è il mese che la Chiesa dedica ai defunti. Si apre con Tutti i Santi e la Commemorazione dei defunti, e molti cattolici visitano i cimiteri, fanno celebrare Messe per i propri cari o pregano ogni giorno una decina del Rosario per i defunti. Una semplice preghiera quotidiana va bene in ogni periodo dell'anno: «L'eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua.»
Quanto dura il purgatorio?
Nessuno lo sa, e la Chiesa non lo ha mai detto. Il purgatorio è fuori dal tempo terreno, quindi non si può misurare in giorni o anni. I vecchi libri di devozione che contavano i «giorni» di indulgenza si riferivano alla penitenza terrena, non a un tempo scontato dopo la morte.
Benedetto XVI ne ha parlato direttamente: «È evidente che la "durata" di questo bruciare che trasforma non la possiamo calcolare con le misure cronometriche di questo mondo» (Spe Salvi 47). La purificazione potrebbe essere vissuta come un unico, intenso momento di incontro.
Ciò che è certo è che il purgatorio finisce. Dura soltanto «prima del giudizio» (CCC 1031), e ogni anima che vi si trova arriverà in cielo. I cattolici continuano a pregare per i defunti molto tempo dopo la loro morte perché non sappiamo quando arriva quel momento per una persona in particolare.
Si può evitare il purgatorio?
Sì. Il purgatorio non è obbligatorio. La stessa purificazione può avvenire in questa vita, attraverso l'amore, la penitenza e l'accettazione paziente della sofferenza. La Chiesa insegna che una conversione che procede da una fervente carità può purificare una persona così completamente che «non sussista più alcuna pena».
Quella frase è di CCC 1472, e trasforma il purgatorio da minaccia in invito. Il lavoro del diventare santi è lo stesso in entrambi i casi. La domanda è solo se viene fatto adesso, liberamente, o portato a termine dopo.
In pratica ha un aspetto ordinario: confessarsi spesso, fare ogni giorno l'esame di coscienza, perdonare in fretta, sopportare le piccole sofferenze senza lamentarsi e pregare per i defunti, così che l'abitudine della carità arrivi oltre i vivi. Quando il dolore dei peccati nasce dall'amore di Dio e non dalla paura del castigo, la Chiesa lo chiama contrizione perfetta, e l'Atto di dolore è una preghiera proprio per questo tipo di dolore.
Il purgatorio, compreso bene, dice qualcosa di pieno di speranza su Dio. Non ci accoglie solo quando siamo finiti, e non ci lascia incompiuti. Chi muore amandolo, anche male, sarà reso degno di vederlo faccia a faccia.
Domande frequenti
Il purgatorio è nella Bibbia? +
La parola no, ma l'insegnamento si fonda sulla Scrittura: la preghiera per i morti in 2 Mac 12,46, l'immagine di Paolo di chi si salva «quasi passando attraverso il fuoco» in 1 Cor 3,15 e la regola per cui nulla d'impuro entra in cielo in Ap 21,27.
Il purgatorio è una seconda possibilità dopo la morte? +
No. Passa per il purgatorio solo chi muore nella grazia e nell'amicizia di Dio, ed è già certo della salvezza. Il purgatorio porta a termine una conversione iniziata in questa vita. Non offre una nuova scelta a chi è morto rifiutando Dio.
Protestanti e ortodossi credono nel purgatorio? +
La maggior parte delle chiese protestanti lo rifiuta, soprattutto perché non accetta il Secondo libro dei Maccabei come Scrittura. Gli ortodossi pregano per i defunti e credono che possano essere aiutati, ma in genere evitano il termine purgatorio e l'idea occidentale di pena temporale.
Il purgatorio esisterà ancora dopo il Giudizio universale? +
No. La Chiesa parla di una purificazione «prima del giudizio» (CCC 1031). Il purgatorio è un passaggio verso il cielo, non una destinazione permanente. Dopo il Giudizio universale restano soltanto il paradiso e l'inferno.
Le anime del purgatorio possono pregare per noi? +
La Chiesa non lo ha mai definito, ma insegna che la nostra preghiera per i defunti può «rendere efficace la loro intercessione in nostro favore» (CCC 958). Molti cattolici chiedono alle anime sante del purgatorio di pregare per loro, e la pratica è consentita.